La II guerra mondiale di Antonio Arias Bernal

Un poker fantasma contro le forze dell’Asse

di Giorgio Perlini

L’entusiasmo con cui mi accingo alla critica di questo mazzo di carte non è solo frutto dell’altissimo livello artistico del disegnatore ma anche delle vicissitudini con cui tali carte arrivano fino a noi: questo mazzo infatti non solo non dovrebbe esistere ma no ho mercanteggiato l’acquisto fino ad una cifra che mi appare irrisoria. La sua storia si intreccia con quella della seconda guerra mondiale e dell’istituzione nel 1941, da parte del presidente Roosvelt, dell’Ufficio del Coordinatore degli affari inter-americani. Tra le finalità dell’Ufficio c’era il controllo dell’influenza culturale tedesca nell’America del centro e del sud e dei relativi traffici commerciali. L’intelligence di ogni paese coinvolto in una guerra conosce l’efficacia di una propaganda ben orchestrata. Le armi della propaganda devono finire davanti agli occhi del popolo (manifesti e volantini), meglio ancora se finiscono nelle sue mani: cosa c’è di più divertente di un mazzo di carte, pieno di caricature dei nemici, con cui giocare in locali pubblici o privati, bevendo in compagnia e scherzandoci sopra? Parliamo di un epoca in cui non esisteva il web e la televisione contava in tutto 7000 apparecchi, collocati tutti in area newyorkese. Le carte da poker costituivano allora uno dei passatempi più diffusi. Certo andava trovato l’artista giusto, e negli Stati Uniti c’erano vari candidati (in primis Arthur Szyk, polacco americanizzato, molto stimato per le sue immagini antinaziste, curate con la pazienza di un miniaturista medievale) ma visto che si trattava di operare in America latina, venne individuato un caricaturista messicano di nome Antonio Arias Bernal. Talento precoce, Bernal coniugava l’attacco politico con il cartone animato, i suoi disegni erano coloratissimi, piacevoli seppur sarcastici. Aveva già realizzato manifesti propagandistici che sbeffeggiavano i regimi della destra in Europa e promuovevano unione e fratellanza tra le Americhe. In questa occasione non si trattava però di un’immagine autonoma, una copertina od un poster, bensì di una serie di 56 vignette satiriche, una per ogni carta, collegate anche da una certa successione storica degli eventi. Solitamente in un mazzo d’artista si disegnano solo le cosiddette “figure”, cioè i re, le regine ed i fanti (o cavalieri) più i joker. Qui lo sforzo era decisamente superiore e così il lavoro iniziò nel 1943 e si protrasse fino al 1945, quando la guerra stava per finire e le forze dell’asse risultavano ormai sconfitte. Si giudicò allora che quelle carte non fossero più necessarie ed il progetto si arenò. Arias Bernal riuscì a pubblicare una cartella intitolata Album Historico – La II Guerra Mundial ilustrada por Arias Bernal, contenente delle stampe sciolte di 40 centimetri per 30 circa, con le carte trasformate in piccoli manifesti accompagnati da accurate spiegazioni. Non è noto il numero degli esemplari stampati ma sono comunque pochissimi e sembra che Bernal li abbia distribuiti personalmente agli amici. Inutile specificare che sporadicamente affiora una cartella all’asta e viene battuta a cifre esorbitanti anche se incompleta (il prezzo delle litografie sciolte parte solitamente da 200 euro). All’inizio del XXI secolo un intraprendente signore di nome Bill Schroeder, colpito dal fatto che un gioco così affascinante non fosse mai giunto sui tavoli, decise di stampare il mazzo con la collaborazione della Biblioteca del Congresso che gli permise di fotografare tutto il contenuto della cartella lì conservata. A questo punto la lacuna avrebbe potuto essere colmata una volta per tutte, se non fosse che ne sono state editate solo 500 copie, destinate non alle bische ma ai collezionisti, e divenute ancora più difficili da reperire delle cartelle con le litografie del 1945, sebbene l’anno di stampa sia il 2002.

Il nome che venne dato al mazzo è In der fuehrer’s face e questa scelta confonde le idee di chi si avventura nella ricerca in quanto corrisponde al titolo di una canzonetta di derisione hitleriana ma soprattutto a quello di un notissimo cartone animato con Paperino protagonista (*). Suppongo che il motivo di questo richiamo sia da individuare nello stile del disegnatore; segno morbido e colore sfumato associano i personaggi bersagliati da Bernal a quelli disneyani, dei quali permane una certa simpatia anche quando si tratta di cattivi. Si direbbero dei cattivi ingenui, condotti sulla strada sbagliata da un destino avverso e non controllabile. Vengono puniti come fossero pasticcioni, o ragazzini dispettosi. E il motivo del grande successo di Bernal in patria era proprio questo: il suo farsi beffe dei nemici potenti poteva essere guardato da chiunque divertendo senza impressionare. Scevro della ferocia della satira tradizionale, mettendo al bando scheletri e mani artigliate, rinunciando al sangue e al vampirismo, Bernal riusciva ad incontrare tutte le tipologie di spettatori, perfino i bambini. Questi ultimi potevano godere a pieno di quelle vignette e sentirsi parte di un programma patriottico laddove solitamente venivano esclusi per difficoltà interpretative oppure coinvolti attraverso immagini traumatiche, espressioniste e violente fino al mostruoso. Immagini che avrebbero dovuto recare un divieto ai minori, non affibbiato solo per la forza maggiore della causa bellica. I cattivi di Bernal sfoggiano gambe corte e piedi piccoli, pance da golosi, testoni da pupazzi. Camminano con una ricercata spavalderia senza rendersi conto della loro ridicolaggine, sono goffi e si capisce subito che finiranno male. Ho citato Disney per lo stile tondeggiante ma il personaggio a cui questi cattivi assomigliano di più nello spirito è Wile E. Coyote della Warner Bros. A questo punto potremmo obbiettare che si corra un rischio molto serio, quello di indurre qualcuno a fare il tifo per il nemico (“è brutto ma simpatico”). Però questi cattivi da operetta non sono solo prepotenti e sfortunati ma anche stupidi perché hanno osato contro chi è palesemente più forte di loro. E se c’è un aspetto umano che non esercita alcuna attrazione è proprio la stupidità. Nel “due di fiori” il soldato tedesco è un automa caricato a molla, un grosso giocattolo nelle mani di Hitler che vilmente nascosto dietro di lui lo indirizza all’invasione della Polonia. Guardate com’è fiero e statuario il soldato pan-americano che corrisponde alla “regina di Picche”, è palese che si tratta di un eroe imbattibile. Del resto è guidato dal generale Heisenhower (“due di picche”) con tanto di aureola e jeep volante sullo sfondo. Come si può pensare di batterli?

Ora non vorrei fare “spoiler”, dunque godetevi le immagini associate a questo scritto senza troppe didascalie, abbiamo detto che può capirle anche un bambino. Permettetemi però di segnalarvi alcune chicche. Nella successione del seme dei quadri viene raccontata l’ascesa di Hitler. La partenza (con l’asso) è folgorante: da studente si diletta nelle belle arti sognando una Valchiria come mito “classico” ma il livello dei suoi disegni è quello di uno scolaretto. Il suo futuro artistico giungerà all’apoteosi nella carta del “due di quadri” con l’attività di imbianchino, quando Marte sostituisce la Valchiria e lo strattona per le bretelle della tuta. Grazie ad un gioco di parole e ad una fisionomia barbuta Mars si identifica con Marx, di cui Hitler sta leggendo “Il Capitale” con aria esterrefatta.

Tra “sette di quadri” ed “otto di quadri” si vede l’amicizia alcoolica tra Goering ed Hitler all’Hofbrauhaus trasformarsi nella fondazione del Nazionalsocialismo. Il naso di Hitler è sempre rosso ma l’allegria dei boccali lascia il posto alla minaccia di un saluto a mano tesa.

Irresistibile il “due di fiori” con Mussolini che sviolina sull’incendio dell’Etiopia (era nota allora forse più di oggi la leggenda di Nerone che suonava l’arpa sullo sfondo di Roma in fiamme) e nella carta successiva Ailè Selassiè se ne va in vacanza in Europa mentre il Duce porge una seconda corona a Vittorio Emanuele III.

Per un collezionista esigente come me la pecca è che il grado di definizione di queste immagini non sia altissimo, evidentemente le carte sono state realizzate fotografando le litografie del 1945 (chissà dove saranno finiti i disegni originali!) e poi stampando in digitale. Però, considerando che si tratta di un mazzo che non dovrebbe neanche esistere, posso accontentarmi.

 

Note:

(*) vedi articolo “Il becco di Donal Duck contro la svastica” nella sezione “Cattedrali di carta” di questo sito.

 

 

Album Historico – La II Guerra Mundial ilustrada por Arias Bernal, Carral y Carral, cartella in tela con laccetti formato in folio, Carral y Carral, 1945

In der fuehrer’s face – 56 Lost propaganda Posters of WWII, illustrazioni di Antonio Arias Bernal, mazzo di carte da poker in scatola rossa, Bill Schroeder and M.R.Steele, 2002.




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